giovedì 21 ottobre 2010

risarcimento per la morte della gatta sbranata

Gatta sbranata, soldi ai disabili

di Andrea Costa

VICOBELLIGNANO (Casalmaggiore) CR - In beneficenza alla cooperativa 'Santa Federici' il risarcimento avuto per la morte del gatto. E' la storia a lieto fine - tranne che per la gatta Patty - che ha visto protagonisti due vicini di casa residenti al Villaggio Coparde di Vicobellignano. Due mesi fa circa il pastore tedesco di un vicino ha ucciso la gatta di Amedeo Boccazzi. Un'aggressione che, a detta di molti residenti del Villaggio, purtroppo aveva già avuto dei precedenti con vittime altri animali del quartiere. E così Boccazzi ha deciso di querelare il padrone del cane e la storia è passata nell'aula del Giudice di Pace di Casalmaggiore Archimede Rebecchi. Il 12 luglio c'è stata l'udienza conclusiva: Boccazzi ha chiesto 1500 euro di risarcimento, il giudice ne ha proposti 750 e alla fine l'accordo tra le parti è stato raggiunto a mille euro. «Di questi una parte consistente, così come avevo promesso, l'ho destinata alla coop 'Santa Federici' - spiega Boccazzi -. Mia madre è stata per molto tempo al 'Busi' e ho potuto conoscere la realtà della coop per disabili e tutti il bisogno di aiuto di cui necessita». Insomma, da una brutta vicenda alla fine qualcosa di buono ne è venuto fuori.

Cassazione e danno esistenziale per la morte di un animale

Corte di Cassazione: fissato il principio del danno morale per la morte del cane.

Tutto nasce da una romantica storia d’amore tra Caterina B., una signora di Siena, e il suo cucciolo yorkshire, il suo migliore amico, l’individuo con cui trascorreva la maggior parte della giornata. La storia si interrompe nel ’97, quando lo yorkshire viene aggredito da un pastore tedesco e viene ucciso, e Caterina cade in depressione. La signora si rivolge al giudice di pace, chiedendo un risarcimento per danni morali alla padrona del cane aggressore, e lo ottiene.

Il magistrato dispone che la morte dell’animale ha provocato alla signora “un danno alla sua personalità: la riduzione della capacità e della qualità di vita, tanto da essersi dovuta sottoporre a terapia psicologica”. La signora Francesca F., la proprietaria del pastore tedesco, è stata così condannata al risarcimento dei danni morali per la somma di un milione in mezzo. Il ricorso in Cassazione, tentato da Francesca, non è valso l’annullamento della sentenza: al contrario, la suprema corte ha confermato il 14 agosto scorso, con la sentenza N°10679 del 3 agosto 2001, il giudizio a favore del risarcimento danni, riaffermando quello che sembra essere un principio importante.

Riconosciuto danno esistenziale per la perdita del cane

Il 30 luglio del 2006 abbiamo assistito ad una sentenza innovativa: il Giudice di Pace di Ortona (Chieti), Aurelio Della Nebbia, ha condannato un automobilista, che aveva investito ed ucciso un cane nel febbraio del 2006, al risarcimento del danno esistenziale per la proprietaria. Non solo, il giudice Della Nebbia ha inoltre rigettato la richiesta di risarcimento dei danni subiti dalla vettura, sanzionando civilmente la condotta dell’automobilista, che non si era fermato a prestare soccorso all’animale L’automobilista, quindi, che aveva chiesto un risarcimento pari a 2.374 euro per i danni subiti dalla sua auto, è stato invece condannato a pagare 1.500 euro alla padrona del cane per danno esistenziale oltre al pagamento di tutte le spese legali.È la prima pronuncia giurisprudenziale in tal senso. Benché la Cassazione nel 2003 avesse affermato che ” il cane, in un certo senso, è come un bambino e pertanto con lui bisogna comportarsi con la stessa attenzione e diligenza che normalmente si usa con un minore”, mai si era arrivati al riconoscimento di un danno esistenziale per la perdita di un animale domestico.

Se analizziamo cosa si intende per è il danno esistenziale ci troviamo di fronte alla seguente definizione data dalla II Sezione della Corte d’appello di Milano nel gennaio del 2003 :

Questo significa che il danno esistenziale assicura la tutela risarcitoria a fronte di quei comportamenti illeciti, che non hanno le caratteristiche per integrare un fatto di reato, né hanno cagionato al danneggiato una lesione alla sua integrità psico-fisica -accertabile con criterio medico-legale- ma non di meno hanno menomato o fortemente compromesso l’estrinsecazione della personalità del soggetto nei rapporti con il prossimo, con l’ambiente o rispetto alle attività della vita, in modo da ledere i diritti costituzionalmente tutelati dall’art. 2 della Costituzione.La perdita dell’animale di casa rappresenta sicuramente un evento molto doloroso per la sfera familiare, in cui sempre di più è integrato e all’interno della quale stabilisce una serie di legami affettivi con gli altri membri. Non ci sorprende quindi che in tale episodio possano rintracciarsi quelle che sono le caratteristiche del danno esistenziale e, cioè, un’alterazione apprezzabile della qualità della vita derivante dalla rottura dell’intenso legame affettivo della proprietaria con il proprio cane. Infine riteniamo che questa sentenza si inserisce giustamente nella scia dell’attuale evoluzione normativa e giurisprudenziale in cui c’è una sempre maggiore attenzione verso gli animali e le relazioni affettive che si creano con i loro proprietari, relazioni certamente meritevoli di una tutela giuridica.

Fonte: Centro di Psicologia Legale Avvocati, medici legali e psicologi al tuo servizio

centauro condannato per morte del cane


Innovativa ed originale sentenza del Giudice di Pace di Foggia che, facendo proprio un recentissimo orientamento della Suprema Corte di Cassazione, decide di condannare uno spericolato giovane “centauro”, reo di aver investito con la propria moto un piccolo cane di razza “yorkshire” ,percorrendo ad elevata velocità una strada periferica della città, al pagamento del cosiddetto “danno morale” , oltre alla somma necessaria a risarcire il pregiudizio economico sofferto dal proprietario dello sfortunato animale domestico.

I fatti, oggetto della controversia giudiziaria, risalgono a circa due anni fa.
Un motociclista foggiano, percorrendo a velocità sostenuta un’arteria stradale della periferia di Foggia , definita a “scorrimento veloce” poiché priva, per un lungo tratto, di incroci e semafori, aveva investito con il proprio veicolo uno sfortunato piccolo yorkshire, sfuggito per una frazione di secondi al controllo del legittimo proprietario.

Successivamente allo sfortunato evento, il proprietario dell’animale aveva richiesto, inutilmente, al giovane centauro il pagamento di una somma di mille euro, comprensiva sia del pregiudizio economico, sofferto a seguito della perdita del proprio cane “di razza pura”, sia del danno morale affettivo conseguenza della morte del proprio fedele animale domestico.

Da qui la decisione maturata di rivolgersi, tramite un legale, al Giudice di Pace di Foggia.

Il magistrato dauno appurato, a mezzo di una Consulenza Tecnica di Ufficio, il reale “valore di mercato” della razza canina in oggetto, decideva di liquidare “in via equitativa” (in quanto la richiesta di risarcimento del danno non superava il valore complessivo di euro millecento), non solo il danno relativo al pregiudizio economico sofferto dal proprietario del piccolo yorkshire (quantificato in euro quattrocento), ma , altresì, il danno morale relativo alla lesione affettiva subita dal titolare dell’animale domestico, calcolato e stimato nella somma di euro trecento.

Il giovane motociclista foggiano si era opposto in giudizio alla richiesta di condanna al pagamento del risarcimento per “danni morali” sostenendo , tramite il proprio legale, l’incompatibilità di tale richiesta con la mancanza di previsione normativa relativa, per l’appunto, all’ipotesi di morte dell’animale. Il pregiudizio sofferto per la perdita di un animale, incidendo la lesione su un rapporto tra l'uomo e l'animale non rientrerebbe, infatti, in quanto sancito dall’ articolo 2059 del codice civile in materia di danno non patrimoniale.

Il Giudice di Pace di Foggia non ha inteso,invece, dare ascolto alle ragioni del giovane centauro affermando nella propria decisione che “… proprio come ha recentemente sostenuto la Suprema Corte con la sentenza n. 4493 del 25 febbraio 2009, quanto alla risarcibilità del danno morale, va ribadito che nel giudizio di equità del giudice di pace, venendo in rilievo l'equità sia formativa o sostitutiva della norma di diritto sostanziale, non opera la limitazione del risarcimento del danno non patrimoniale ai soli casi determinati dalla legge, fissata dall'art. 2059 codice civile, sia pure nell'interpretazione costituzionalmente corretta di tale disposizione. Ne consegue che il giudice di pace, nell'ambito del solo giudizio d'equità, può disporre il risarcimento del danno non patrimoniale anche fuori dei casi determinati dalla legge e di quelli attinenti alla lesione dei valori della persona umana costituzionalmente protetti, sempre che il danneggiato abbia allegato e provato (anche attraverso presunzioni) il pregiudizio subito, essendo da escludere che il danno non patrimoniale rappresenti una conseguenza automatica dell'illecito.”

Anche la perdita di un animale può essere,quindi, causa di risarcimento del danno morale, quale voce del danno non patrimoniale. Tutto questo però solamente qualora il valore complessivo della richiesta risarcitoria non superi il limite di euro millecento, al di sopra del quale il Giudice di Pace, eventualmente chiamato a decidere, non potrà fare a meno che applicare “rigidamente”, e non più “secondo equità”, le norme di diritto del nostro ordinamento, che non prevedono ,purtroppo, la liquidazione del danno affettivo sofferto dal proprietario di un animale per la sua perdita!

Nel caso in esame il Giudice di Pace di Foggia ha, invece, con coraggio, deciso di “valutare con equità” , e quindi “secondo coerenza e criteri di giustizia generale”, l’episodio sottopostogli, ritenendo provata ampiamente in giudizio la lesione affettiva riportata dal proprietario del piccolo e sfortunato yorkshire , a seguito della sua morte causata dal giovane spericolato centauro.

Foggia, 11 maggio 2009 Avv. Eugenio Gargiulo.

danno esistenziale per morte del gatto

La pronuncia di Cass. 4493/2009

A seguito del ricovero presso una clinica veterinaria, ad un gatto viene somministrata una trasfusione di sangue infetto, che ne determina il decesso. Accertata la colpa della clinica (che aveva omesso qualsiasi controllo in merito alla qualità del materiale ematico trasfuso), il Giudice di pace di Roma, con sentenza del 30 settembre 2004, aveva dichiarato l’inadempimento del contratto di opera professionale da parte della clinica con condanna alla restituzione del corrispettivo, oltre al risarcimento del danno morale ex art. 2059 cod. civ. in favore del proprietario del gatto per la perdita dell’animale, danno equitativamente determinato in €. 516,46. Interessante, seppure assai breve, la motivazione offerta dalla Cassazione in merito alla possibilità in capo al Giudice di pace di riconoscere un danno morale per la morte dell’animale d’affezione. Afferma infatti che, quando il Giudice di pace decide ex art. 113, comma 2 c.p.c. facendo uso della c.d. equità formativa o sostitutiva, non opera la limitazione del risarcimento del danno non patrimoniale ai soli casi determinati dalla legge ex art. 2059 cod. civ., sia pure nella sua interpretazione costituzionalmente orientata. Ne consegue che il Giudice di pace, nei soli giudizi di equità, può disporre il risarcimento del danno non patrimoniale anche fuori dei casi determinati dalla legge e di quelli attinenti alla lesione dei valori della persona costituzionalmente protetti, fermo restando a carico del danneggiato l’onere della prova (anche per presunzioni) del pregiudizio non patrimoniale subito, perché deve escludersi che detto danno possa rappresentare una conseguenza automatica dell’illecito.


sollecitiamo la discussione della pdl 2526


dal sito www.arca2000.it

Cari amici, il 21 gennaio 2010, la proposta di legge n.2526 "Norme per la regolamentazione della professione veterinaria e tutela sanitaria degli animali d'affezione" è stata assegnata alla Commissione Affari Sociali della Camera, dopo la presentazione della proposta da parte dell'On.Cassinelli il 26/06/2009

Purtroppo, la proposta, non ha ancora nemmeno iniziato il suo iter legislativo, a quasi un anno di distanza; per questo, vi chiediamo di scrivere numerosi al Presidente della Commissione Affari Sociali, Giuseppe Palumbo e all'On .Cassinelli, primo firmatario della proposta, perchè tale iniziativa legislativa possa essere messa all’ordine del giorno per iniziare il suo iter.

Si tratta, infatti, di una proposta di legge, che deve porre un argine al triste fenomeno della malasanità animale, con l'obbligo per i veterinari di rilascio,compilazione e conservazione di cartelle cliniche, referti e quanto altro necessario alla trasparenza e alla tracciabilità dell'operato veterinario.

Attualmente, i veterinari, non hanno alcun obbligo in tal senso. Tale vuoto legislativo, determina una impunibilità che non è possibile tollerare e che rende gli animali privi di una valida tutela giuridica in ambito sanitario. Sono troppi i casi di malasanità animale, solo una norma può responsabilizzare i veterinari ad una maggiore professionalità e correttezza,che non può essere lasciata alla coscienza personale , ma deve essere sancita a livello normativo

distinti saluti

associazione “Arca 2000” onlus diritti dell’animale malato
www.arca2000.it



Scrivere il sottostante messaggio tipo indirizzato all'On Palumbo e all'On.Cassinelli ( fare copia e incolla)e inviare a:


palumbo_g@camera.it

info@robertocassinelli.it

cc.arcanimali@tiscali.it



Spett. On. Dott. Giuseppe Palumbo Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera

Spett. On. Roberto Cassinelli - Camera dei Deputati



con la presente, chiediamo che venga dato inizio all’iter legislativo, per la discussione e conseguente approvazione, della proposta di legge n. 2526 presentata il 23 giugno 2009 scorso dall'On. Roberto Cassinelli, relativa a: "Disposizioni per la regolamentazione della professione veterinaria e tutela della salute animale" assegnata alla Commissione Affari Sociali il 21 gennaio 2010

Riteniamo importantissimo che in Italia, vi siano delle norme che regolino la professione veterinaria e che consentano una tracciabilità dell'operato veterinario, ad iniziare dall'obbligo di tenuta e compilazione di cartelle cliniche.
I casi di malasanità animale, sono in aumento e gli animali hanno diritto ad essere tutelati come le persone; essi sono a tutti gli effetti, componenti importanti della nostra vita familiare, sociale ed affettiva. Attualmente , vi è un vuoto legislativo che offre ampia auto tutela ai medici veterinari in caso di imperizia , omissione e negligenza nell'ambito delle loro prestazioni professionali . Responsabilità e coscienza, non possono essere lasciate alla discrezione personale, ma garantite a livello legislativo.



Vi ringraziamo per l'eventuale accoglimento di questo appello
rimaniamo in attesa di vostro riscontro in merito

distinti saluti:



Nome, cognome, città e indirizzo


quando la vera bestia è l'uomo

Indagini in corso per individuare gli autori del gesto

Pitbull gettato in mare con pesi al collo

Il cane è stato ripescato morto da polizia e carabinieri: lo hanno annegato con sei kg appesi al collare

TRIESTE - Il cadavere di un pitbull ucciso da ignoti è stato recuperato in mare nella tarda mattinata di ieri da personale del Commissariato di Polizia di Muggia (Trieste), che lo ha reso noto solo oggi. I Vigili del fuoco hanno collaborato al recupero del corpo del cane, un esemplare adulto, che galleggiava all'altezza del Circolo della Vela. A segnalare telefonicamente alla Polizia l'accaduto una persona che ha avvistato il cane dalla propria abitazione.

PESI AL COLLO - L'animale è morto per probabile annegamento, dato che aveva al collo una pesante catena con attaccati sei pesi metallici del peso complessivo di 6 chilogrammi. Il veterinario giunto sul posto ha confermato la causa del decesso e ha individuato il microchip dell'animale, la cui lettura non ha consentito tuttavia di risalirne al proprietario, in quanto i dati rilevati non risultano censiti dall'anagrafe canina in Italia. Sono in corso ulteriori accertamenti per identificare i responsabili del barbaro gesto. (Fonte: Adnkronos)

da sapere


Il veterinario é sempre più chiamato di fronte alle sue responsabilità sia di natura "CONTRATTUALE" (esistenza di un rapporto di contratto che si stabilisce nel momento in cui il cittadino si rivolge al professionista per una prestazione professionale e prevede quindi delle obbligazioni) che "EXTRACONTRATTUALE" (qualsiasi cittadino risponde di un fatto illecito colposo)

La condotta del veterinario deve essere valutata secondo i parametri di MEDIA DILIGENZA - PRUDENZA - PERIZIA.
La responsabilità trova il suo fondamento nell'elemento della colpa inteso come partecipazione psicologica ad un comportamento negligente.

In ambito penale, il comportamento del veterinario può essere sanzionato da questi articoli:

art.43 C.P. - (elemento psicologico del reato)

art.51 - (esercizio di un diritto o adempimento di un dovere)

art.638 - (uccisione e danneggiamento di animali altrui)

art.727 ( maltrattamento di animali)

art.373- (falsa perizia o interpretazione)

art.365 - (omissione di referto)

art.481 - (falsità ideologica in certificati)

La professione veterinaria inoltre é considerata di Pubblica Necessità

LA COLPA

La colpa sussiste ogni qualvolta ci sia NEGLIGENZA - IMPERIZIA - OMISSIONE - IMPRUDENZA.

Il veterinario é chiamato a rispondere per COLPA LIEVE, quando di fronte ad un caso normale o ordinario ha agito o operato non rispettando il principio di MEDIA DILIGENZA e della COMUNE PREPARAZIONE PROFESSIONALE.(art.1176 c.c)

In caso di contenzioso dinnanzi all'autorità giudiziaria, il giudizio sul grado di colpa non spetta al perito ma al giudice, il quale si avvarrà di un consulente tecnico d'ufficio.

Sarà pertanto il danneggiato a dover provare il danno e il nesso tra evento dannoso e condotta colposa del veterinario.

E' bene quindi in casi di morte dell'animale per sospetto errore terapeutico, diagnostico, strumentale o tecnico, o in caso di morte per omissione di soccorso, far eseguire un esame autoptico da un Istituto autorizzato (Zooprofilattico o Universitario)

Fondamentale importanza ha la consulenza tecnica di un altro medico veterinario che dovrà verificare tempi modi e natura dell'evento dannoso e se l'evento imputato al veterinario accusato sia causato da una condotta colposa professionale o da concause concorrenti con questa. Il "mezzo di prova" può essere dato da tutta la certificazione (referti,analisi, radiografie, ecografie, ricette e ricevute fiscali) collegata con l'intervento connesso alla prestazione professionale contestata.

sportello legale malasanità animale


L'associazione "Arca 2000" diritti dell'animale malato offre agli utenti del sito www.arca2000.it la possibilità di usufruire di consulenza legale in caso di episodi di malasanità animale, con danno o morte del proprio pet. Due legali esperti in materia, per il nord , centro e sud Italia, potranno analizzare caso per caso e valutare eventuali responsabilità medico veterinarie.
Per saperne di più, visita il sito www.arca2000.it e clicca il link "consulenza legale malasanità animale"

Investe un cane e non si ferma:multato


Investe un cane e non si ferma a prestare soccorso e per questo viene multato per quasi 400 euro. Prima applicazione della Polizia stradale di Ascoli del nuovo articolo 289 del codice della strada che sanziona chi non si ferma a prestare soccorso dopo aver investito un animale.

fonte: messaggero 20/10/2010