sabato 27 aprile 2013

la polvere sotto il tappeto




Nessuna tutela sanitaria per i nostri animali, mentre la casta veterinaria continua a tutelare i suoi iscritti, sparando a zero sulla nostra associazione che invoca una legge per la tracciabilità dell'operato veterinario
leggi tutto:
http://arcaduemila.altervista.org/lapolvere.html



lunedì 22 aprile 2013

I veterinari hanno l'obbligo di aggiornarsi e formarsi, ma..la categoria si oppone




Si ritiene opportuno ribadire che il programma ECM è obbligatorio per tutti i professionisti della salute; gli articoli 16-bis e 16-ter del decreto legislativo 502 prevedono, in generale, l’obbligo formativo per tutti gli operatori della sanità.

La Formazione continua è, infatti, un requisito essenziale per il corretto esercizio professionale, ossia per il mantenimento nel tempo dell’abilitazione all’esercizio professionale di ciascun operatore sanitario; in quanto tale, deve essere necessariamente obbligatoria per tutti i professionisti e richiedere regole e garanzie uniformi su tutto il territorio nazionale. Regole e garanzie che sempre di più saranno comuni a tutti i Paesi dell’Unione europea. La verifica periodica dell’abilitazione professionale, ossia la verifica del mantenimento di adeguati livelli di conoscenze professionali e del miglioramento delle competenze proprie del profilo di appartenenza, è possibile attraverso vari strumenti. L’ECM è, allo stato, l’unico strumento preordinato all’aggiornamento professionale ed alla formazione permanente per tutti i professionisti della salute che consente la verifica periodica del mantenimento dell’abilitazione professionale. In tale prospettiva il Piano Sanitario 2003/2005, approvato con D.P.R. 23 maggio 2003, ha confermato chiaramente l’obbligatorietà della formazione continua per tutti i professionisti della salute. Inoltre l’Accordo fra il Ministro della salute e le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sancito dalla Conferenza Stato-Regioni del 20 dicembre 2001, ha fatto proprie le determinazioni assunte dalla Commissione nazionale per la formazione continua sulla obbligatorietà del Programma ECM per tutti i professionisti della salute; i successivi accordi non hanno modificato tale impostazione.


In conclusione, il Programma ECM deve ritenersi obbligatorio per tutti gli operatori sanitari dipendenti, convenzionati o liberi professionisti.

Malgrado l'obbligo previsto dalla legge l'Anmvi (associazione medici veterinari)  dichiara: "Il parere pro-veritate fornito dall’ufficio legale dell’ANMVI esclude la pretesa dell’obbligatorietà dell’ECM per i liberi professionisti e afferma l’insorgenza di profili di illegittimità costituzionale qualora l’assoggettamento fosse reso obbligatorio nei termini in cui il sistema è oggi concepito......" (da Professione Veterinaria 42/2010)

Insomma, vogliono chiamarsi Medici veterinari senza sottostare agli obblighi previsti dalla legge sull'aggiornamento e la formazione continua previsti per tutte le professioni sanitarie, non solo niente cartelle cliniche, ma anche nessuna formazione continua. Ma a chi affidiamo la vita e la salute dei nostri amici animali?

lunedì 8 aprile 2013

Un Codice deontologico da burletta





Come definire alcuni degli articoli del  Codice deontologico veterinario,
tutti dalla parte dei veterinari e non certo degli animali?

Analizziamone alcuni :

art. 31: “Il medico veterinario è in ogni caso tenuto a rilasciare al cliente i documenti diagnostici, prescrizioni, copia della relazione clinica ed ogni documentazione ricevuta dal cliente, qualora questo ne faccia formale richiesta  e comunque al termine della prestazione” ( quindi se non li chiediamo perché siamo presi emotivamente dallo stato di salute del nostro animale, ce li scordiamo per sempre….ndr)
Appare chiaro che nella circostanza in cui si dovesse verificare la necessità urgente di consultare un altro veterinario, il veterinario A potrebbe non rilasciare la documentazione, poiché la sua prestazione non risulterebbe terminata!
Infatti, succede che il veterinario negligente si appigli proprio a queste sottigliezze lessicali del codice. Ergo, se non vuole rilasciare la documentazione o addirittura dire che: “l’ha buttata o l’ha persa”, non incorre in alcuna sanzione disciplinare (si fa per dire, vista la paura che fanno le sanzioni degli ordini…. queste sconosciute!)
Il testo del codice deontologico veterinario denota l'inadeguatezza di una casta che continua a voler proteggere solo e sempre i veterinari, e non certo gli animali e i loro compagni umani.
Visto il modo in cui viene applicato il codice ed erogate le sanzioni, non si poteva concepire un testo più rigoroso?

l’art.4 recita:

“Spetta agli organi disciplinari la potestà di infliggere sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione delle norme deontologiche. ( e qui ci verrebbe da pensare a pene capitali o cento frustate in pubblica piazza….ndr)
Invece: “Le sanzioni devono essere commisurate alla gravità dei fatti e devono tener conto della reiterazioni dei comportamenti, nonché delle specifiche circostanze soggettive ed oggettive, che hanno concorso a determinare l’infrazione
”Dunque se non c’è un numero congruo di segnalazioni all’ordine, il veterinario la fa comunque franca!
E non si capisce bene cosa debba fare un veterinario per meritare il giusto castigo della confraternita; squartare un animale nella pubblica via?
L’art.18, inoltre, obbliga il veterinario al soccorso degli animali solo se presente sul posto e ciò contrasta nettamente con l’obbligo di soccorso sancito dal nuovo codice della strada!
Insomma, in puro italian style, si fanno le regole con le loro sorelle (le deroghe)

“Tutto cambi perché nulla cambi”, come diceva il protagonista del Gattopardo.

Tarallucci e vino forever.

associazione "Arca 2000" onlus diritti dell'animale malato
www.arca2000.it

La crudeltà istituzionalizzata

 

 Quando si tratta di animali, la violenza, la crudeltà, la morte riescono ad essere legittimate ed istituzionalizzate. Ci vergogniamo di appartenere ad una società che accetta tutto questo, ci vergogniamo di appartenere alla specie umana!

Pioggia di email (altre continuano ad arrivare) da tutta Italia per dire no alla decisione della Provincia di Ascoli Piceno di autorizzare l'abbattimento di 277 volpi, a periodo venatorio concluso ed in pieno periodo riproduttivo, particolarmente per la caccia in tana. “Decisione indegna – si legge in una nota della Lac, lega anti caccia sezione di Ascoli Piceno sottoscritta da molte persone e associazioni - dal punto di vista etico ed empatico: i cuccioli appena nati verranno sbranati dai cani sotto gli occhi indifferenti, forse soddisfatti, dei cacciatori. Uccidere animali indifesi, con metodi tanto atroci, è degno soltanto dell'uomo sadico e non del francescano in questi giorni tanto evocato. Pensiamo che l'essere umano debba sollevarsi dalla brutalità e non c'è richiamo di legge che trasformi la brutalità in giustizia. Non c'è necessità che trasformi una barbarie in civiltà. Inoltre, riteniamo che l'uccisione di queste volpi non abbia alcun fondamento scientifico. I censimenti delle popolazioni non sono credibili in quanto effettuati da quegli stessi cacciatori che anelano a sopprimere gli animali. La volpe è territoriale, ogni individuo vive solitario nella propria zona, le popolazioni sono regolate dalla legge biologica della "capacità portante" e un territorio rimasto libero viene prontamente rioccupato. Proprio per questo motivo, infatti, l'uccisione delle volpi è addirittura altamente sconsigliata (importante studio della Regione Friuli Venezia Giulia) per evitare la diffusione di malattie conseguente all'innescarsi di spostamenti a catena. La volpe è uno dei pochi predatori rimasti nelle nostre campagne, è utile per l'equilibrio biologico delle specie. Quello stesso equilibrio che i cacciatori, immettendo animali (selvaggina) per le loro imprese di morte, hanno da tempo infranto. Così come è avvenuto per la Provincia di Siena, che abbiamo duramente contestato (ma per tutte le province il cui ruolo preminente è quello di inventare motivi per estendere la caccia a tutto l'anno), la decisione della Provincia di Ascoli Piceno è chiaramente indirizzata a eliminare i potenziali concorrenti dei cacciatori che si vedrebbero defraudati dalle loro abituali prede: fagiani e lepri rilasciati ogni anno dai cacciatori. Se si vuole mantenere l'equilibrio biologico, se si vuole preservare la biodiversità, impediamo ai cacciatori di intervenire sul territorio come unici e dispotici padroni. L'amministrazione non dovrebbe derogare dai periodi di legge, non dovrebbe sostenere privilegi nè restare preda di interessi minoritari. I cacciatori rappresentano l'1% della popolazione italiana e quest'1%, nonostante parli con la voce assordante e minacciosa di un fucile, dovrebbe essere messo a tacere soprattutto quando si arriva a promuovere la barbarie di una caccia in tana. Noi siamo oltre l'80% dei cittadini e la caccia non la vogliamo. Difendiamo le volpi e i loro cuccioli. Ci sentiamo disonorati, come persone di coscienza, ad appartenere alla stessa comunità di chi le volpi le uccide.Chiediamo pertanto agli Amministratori della Provincia di Ascoli Piceno, di interrompere il massacro delle volpi, di revocare il provvedimento di caccia in tana anche tenuto conto che, per il massacro degli animali sbranati dai cani, verrebbe violata la legge 189/2004 sul maltrattamento e il maltrattamento è un reato penale"

Proteste da tutta Italia contro la caccia alla volpe autorizzata dalla provincia di Ascoli

Proteste da tutta Italia contro la caccia alla volpe autorizzata dalla provincia di Ascoli

lunedì 1 aprile 2013




 ANIMALOPOLI: giù le mani dagli animali!!!

Una casa nuova di zecca? Sì, ma sulle rive del Mar Rosso, a due passi dal paradiso di Sharm El Sheikh. E certo non per qualche cucciolo bisognoso di coccole. Un soggiorno omniconfort? Sì, ma in alberghi di lusso a Malta. E certo non in un canile che accoglie quattrozampe. Cure mediche in una clinica specializzata nella sostituzione dell'intera dentatura in tre giorni? Sì, ma certo non per consentire a Fido di sgranocchiare il suo osso preferito nonostante gli acciacchi dell'età. Dai conti di Enpa (l'associazione nazionale protezione animali che solo nel 2011 «raccoglieva» 11 milioni di euro tra gestione di canili, quote del 5 per mille, donazioni e lasciti) saltano fuori bonifici e pagamenti che fanno rabbrividire i veri volontari. Su tante cifre sospette è in corso un'inchiesta della procura di Genova, che ha in mano riscontri documentali. Parallelamente a una concreta attività animalista, portata avanti senza sosta da tanti uomini e donne disinteressati e di grande cuore, sta emergendo una gestione imbarazzante. Insomma, non tutti i soldi che arrivano ad Enpa servono al benessere degli animali.
L'inchiesta è riservatissima, ma da palazzo di giustizia qualcosa trapela. E i primi elementi su cui lavora la Guardia di Finanza riguardano bonifici e assegni con causali a dir poco incredibili. Decine di migliaia di euro sarebbero stati girati, in molte riprese, per pagare le rate di una casa esclusiva sul Mar Rosso. Oppure per saldare il conto in alberghi di Malta o in cliniche lombarde di alta chirurgia odontoiatrica, specializzate nel reimpianto dell'intera dentatura - umana, non animale - in tre giorni. Non solo. Tra i riscontri delle spese sospette ci sarebbero anche scooter, ristrutturazioni di interni, prelievi in contanti effettuati con regolare frequenza. A partire, almeno, dal 2007.
Soldi che quasi sempre non uscivano direttamente dalle casse di Enpa, ma transitavano prima da altre associazioni animaliste e a Fondazioni, sui cui conti Enpa non aveva più motivo di esercitare controlli. Quindi formalmente certi assegni non comparivano nei bilanci di quella che resta una delle più grandi onlus italiane del settore. Il fatto è che già nella relazione dei revisori dei conti Enpa a fine 2011 veniva segnalata la presenza di «crediti» dell'ente per somme versate alla Fondazione Ligure Diritti Animali (775mila euro) e alla Fondazione Diritti Animali (300mila euro), nei cui consigli direttivi figuravano peraltro come amministratori alcuni dirigenti della stessa Enpa. Proprio come avveniva in varie associazioni alle quali venivano girate altre cifre consistenti.
A seguito delle segnalazioni sempre più pressanti di Massimiliano Suprani, uno dei tre revisori dei conti, nell'Enpa si sono verificate dimissioni e commissariamenti. La presidenza nazionale era già passata da Paolo Manzi, condannato per appropriazione indebita nel 2010 per essersi intascato 115mila euro dell'associazione, a Carla Rocchi, già sottosegretaria di Amato e D'Alema. Ma la linea di continuità all'interno dell'Enpa sembrava comunque evidente. Lo stesso Manzi ha continuato a far parte del consiglio nazionale durante tutta la durata del processo. Così pure Gildo Russo, il suo avvocato che lo difendeva contro Enpa, è rimasto il legale dell'ente. Il tesoriere, Piermario Villa, ex esponente dei Verdi ed ex assessore al Traffico del Comune di Genova, ha resistito al suo posto. Nel corso del 2012, invece, l'insistenza del revisore dei conti, ha portato un vero terremoto. Dimissioni del tesoriere nazionale. Dimissioni della presidentessa di Genova (sua compagna anche nella vita). Dimissioni del presidente della sezione di Torino. Numerose accuse reciproche tra i dirigenti, con il revisore Suprani che si trova impossibilitato a proseguire il lavoro con una serie di ostacoli alle verifiche e accuse diffamanti.
L'inchiesta della procura di Genova è l'inevitabile conclusione. Perché Suprani presenta un esposto dettagliatissimo in procura, con i riscontri dei soldi destinati alla casa in Egitto e a tutto il resto. Il pm Nicola Piacente affida le indagini alla Finanza che sta ricostruendo sei anni di movimenti bancari sospetti per centinaia di migliaia di euro. Poi arrivano le querele: lo stesso revisore è costretto ad affidarsi a un legale, Roberta Marallo, per tutelarsi dal fango che gli viene scaricato addosso. E potrebbe essere solo l'inizio.


fonte: http://www.ilgiornale.it/news/interni/animalopoli-allenpa-fondi-spesi-case-e-hotel-900658.html


riceviamo e pubblichiamo la richiesta di rettifica da parte dell'Ufficio Stampa dell'Enpa  riguardo la pubblicazione dell'articolo ripreso dal  "Giornale": "Animalopoli ..." del  28/03/2013

"Appare  ingiurioso rappresentare Enpa come complice di presunte utilizzazioni improprie di fondi, quando la prima ad essere danneggiata è proprio l'associazione. Per ristabilire la verità storica dei fatti e ricostruire la vicenda, Enpa evidenzia che Piero Villa è stato nominato tesoriere nel 2003 svolgendo il suo compito istituzionale sino al 2012. Nel corso dell'anno 2012 sono sorte profonde divergenze sulla gestione degli uffici di tesoreria evidenziate dal Collegio dei Revisori e dal Consiglio Nazionale; divergenze che hanno portato alle dimissioni del Tesoriere Nazionale. Eventuali responsabilità personali del Tesoriere che esulano dall'attività istituzionale- anch'esse evidenziate dal consiglio Nazionale e dal Collegio dei Revisori dei Conti- sono state tempestivamente portate all'attenzione degli organi giudiziari competenti dai quali l'Enpa attende con serenità l'esito. Allorquando e solo in quella fase, saranno acclarate eventuali condotte lesive degli interessi patrimoniali e di immagine dell'Enpa, sarà cura dell'associazione promuovere ogni opportuna azione. Attualmente il nuovo tesoriere Nazionale, sulla base delle indicazioni degli organi istituzionali,sta proseguendo la sua attività nella massima trasparenza informando in maniera precisa, puntuale e frequente gli organi di controllo gestionale, Non si può quindi accusare i vertici Enpa d'inerzia, nè si può attribuire agli organismi dell'associazione un atteggiamento di silenzio rispetto ai fatti.
Non risulta vera la circostanza secondo la quale al Dottor Suprani siano state chiuse le porte e i libri contabili. Fino al giorno delle sue dimissioni (dimissioni volontarie) la documentazione è sempre stata a disposizione del Revisore.