lunedì 8 aprile 2013

Un Codice deontologico da burletta





Come definire alcuni degli articoli del  Codice deontologico veterinario,
tutti dalla parte dei veterinari e non certo degli animali?

Analizziamone alcuni :

art. 31: “Il medico veterinario è in ogni caso tenuto a rilasciare al cliente i documenti diagnostici, prescrizioni, copia della relazione clinica ed ogni documentazione ricevuta dal cliente, qualora questo ne faccia formale richiesta  e comunque al termine della prestazione” ( quindi se non li chiediamo perché siamo presi emotivamente dallo stato di salute del nostro animale, ce li scordiamo per sempre….ndr)
Appare chiaro che nella circostanza in cui si dovesse verificare la necessità urgente di consultare un altro veterinario, il veterinario A potrebbe non rilasciare la documentazione, poiché la sua prestazione non risulterebbe terminata!
Infatti, succede che il veterinario negligente si appigli proprio a queste sottigliezze lessicali del codice. Ergo, se non vuole rilasciare la documentazione o addirittura dire che: “l’ha buttata o l’ha persa”, non incorre in alcuna sanzione disciplinare (si fa per dire, vista la paura che fanno le sanzioni degli ordini…. queste sconosciute!)
Il testo del codice deontologico veterinario denota l'inadeguatezza di una casta che continua a voler proteggere solo e sempre i veterinari, e non certo gli animali e i loro compagni umani.
Visto il modo in cui viene applicato il codice ed erogate le sanzioni, non si poteva concepire un testo più rigoroso?

l’art.4 recita:

“Spetta agli organi disciplinari la potestà di infliggere sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione delle norme deontologiche. ( e qui ci verrebbe da pensare a pene capitali o cento frustate in pubblica piazza….ndr)
Invece: “Le sanzioni devono essere commisurate alla gravità dei fatti e devono tener conto della reiterazioni dei comportamenti, nonché delle specifiche circostanze soggettive ed oggettive, che hanno concorso a determinare l’infrazione
”Dunque se non c’è un numero congruo di segnalazioni all’ordine, il veterinario la fa comunque franca!
E non si capisce bene cosa debba fare un veterinario per meritare il giusto castigo della confraternita; squartare un animale nella pubblica via?
L’art.18, inoltre, obbliga il veterinario al soccorso degli animali solo se presente sul posto e ciò contrasta nettamente con l’obbligo di soccorso sancito dal nuovo codice della strada!
Insomma, in puro italian style, si fanno le regole con le loro sorelle (le deroghe)

“Tutto cambi perché nulla cambi”, come diceva il protagonista del Gattopardo.

Tarallucci e vino forever.

associazione "Arca 2000" onlus diritti dell'animale malato
www.arca2000.it

2 commenti:

  1. La lettura di queste norme dà veramente l'impressione di trovarsi di fronte a delle barzellette, e bene ha fatto Daniela a sottolinearne con ironia e sarcasmo le incongruenze.
    Purtroppo vediamo con quanta ostinazione molti rappresentanti della categoria veterinaria sostengano, contro ogni evidenza, l'efficacia e il rigore del proprio codice deontologico e respingano, con sdegno francamente sospetto, ogni pressione affinchè siano le leggi dello Stato, e non le norme di un codice deontologico inefficace e ampiamente disatteso, a tutelare gli animali e i loro umani dai frequenti casi di malasanità.
    Sara Di Giuseppe

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  2. Purtroppo i veterinari credono di essere "amici degli animali" in verità non si contano quelli che sono animati da ben altri interessi e quanti esercitano in modo scorretto la professione nella più totale impunità, vista la mancanza di una legge che li obblighi a render conto del loro operato. Non ci vengano a dire che il codice deontologico è una garanzia di operato corretto, si sa benissimo che è una semplice norma di precetto e non dà corso a nessuna punibilità davanti alla legge penale o civile

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