sabato 9 novembre 2013

ancora mercati di animali a Grottammare (Ap)



MERCATI DI ANIMALI UNA BARBARIE CHE A GROTTAMMARE SIGNIFICA TRADIZIONE

 
Ancora una volta l’amministrazione comunale di Grottammare (Ap) ammetterà, malgrado le proteste piovute numerose da ogni parte d’Italia, ben 5 stand di commercianti di animali alla prossima fiera di S.Martino del 10 e 11 novembre. C’è da chiedersi con quale coraggio in campagna elettorale la coalizione del sindaco abbia definito il paese di Grottammare “pet friendly” . Non c’è nulla di “pet friendly” nell’ammettere i mercati di animali alla fiera di S.Martino, ma molto di una retrograda concezione dell’animale considerato come merce, alla stregua di un paio di braghe. Sembra che Grottammare  faccia ancora parte di un mondo rurale e primitivo, dove gli animali sono ancora considerati alla mercè dell’uomo, schiavi da tenere in gabbia , mentre  la società civile ha da tempo recepito una concezione di rispetto verso la vita animale, rifiutandone ogni sfruttamento e mercificazione. Ogni persona che si voglia definire civile non può accettare né tollerare che gli animali vengano esposti per ben due giorni di seguito al pubblico vociante e  alla folla curiosa, dopo essere stati trasportati da luoghi lontani, in condizioni atmosferiche critiche, come prigionieri della tratta degli schiavi. Il tutto per il mero lucro di persone che hanno fatto mercimonio della loro vita. Tutto ciò stride nettamente con le leggi nazionali ed europee che hanno riconosciuto da tempo agli animali la natura di esseri senzienti e viventi. Riguardo agli sbandierati “controlli “, di cui l’amministrazione comunale si vanta, sono inutili  e peggiorativi, in quanto superficiali. Come si può pensare a dei seri controlli quando la stessa vendita degli animali e  la loro detenzione in gabbie è incompatibile con lo stesso concetto di  benessere e rispetto degli animali? Sarebbe come dire che gli schiavi  umani al mercato degli schiavi godono di ottima salute e quindi possiamo tranquillamente accettare che siano venduti come oggetti. E poi, non ci sono abbastanza cani e gatti orfani da adottare nei canili e gattili? E’ vergognoso, inoltre, leggere nei “criteri per lo svolgimento e partecipazione alla fiera” (si allega), una sorta di regolamento, improvvisato alla bella e meglio, quasi una beffa, in cui si afferma che gli animali: “non devono essere sottoposti ad eccessivo stress in modo che non vengano turbati o alterati i loro naturali comportamenti etologici e le loro funzioni  morfofisiologiche” Chissà chi dovrà stabilire e controllare il superamento della soglia limite di tali turbamenti, forse qualche esimio etologo arrivato dall’università di Tubinga?  Ma non occorre l’esimio etologo per capire che  l’unico modo per evitare lo stress agli animali è quello di vietarne la vendita, basterebbe quel senso di civiltà dimostrato da ben altri comuni marchigiani (Senigallia, Ancona, Recanati, Osimo che hanno, da tempo,  vietato tali barbarie)

Riguardo al divieto di  “promulgare e diffondere ideologie e dottrine  che possano influenzare la psiche delle persone….” come leggiamo nei “Criteri per la partecipazione e lo svolgimento alla fiera” (art.10), si tratta di un editto bulgaro, già contestato lo scorso anno, che sembra mirato  a reprimere ogni forma di libera protesta ed espressione di pensiero, in contrasto con l’art. 21 della Costituzione.

Non c’è che dire per un’ amministrazione che si definisce  democratica e progressista