mercoledì 28 maggio 2014

La triste storia di Camilla



riportiamo in questa pagina con il consenso della signora Pozzo la storia di malasanità occorsa alla sua cagnolina yorkshire Camilla riportata nel 2012 anche dal giornale online Sanremo News
http://www.sanremonews.it/2012/08/05/leggi-notizia/argomenti/al-direttore-1/articolo/sanremo-cure-in-una-clinica-veterinaria-il-racconto-di-una-proprietaria-di-una-piccola-yorkshire.html#.UuVfcarKdQk.facebook
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Mi chiamo Adriana Pozzo, sono proprietaria di una yorkshire toy di 13 anni di nome Camilla, 1 chilo e 1 etto di peso, Vi racconto quanto ci è successo:
- mercoledì 18 luglio Camilla si rifiuta di mangiare nonostante sia vispa e attiva come al solito, di solito è di buon appetito (circa 75 gr di umido o croccantini al giorno), la lascio tranquilla, penso un po’ di disturbo di stomaco, è già capitato un giorno a digiuno e passa, vado a lavorare, la sera al rientro scopro che ha avuto un po’ di dissenteria, anche questo è già capitato
- giovedì 19 luglio Camilla ancora non vuole mangiare, è un po’ moscia (compatibilmente con il digiuno), ma comunque cammina ed è vigile, la cosa che mi spaventa è che va di corpo e le feci sono di consistenza della gelatina e color rosso sangue, chiamo mia nipote per farla portare alla clinica veterinaria di zona, io purtroppo non mi posso assentare dal lavoro, periodo di ferie se non vado io non c’è nessuno; comunque mia nipote la porta e rimane in contatto telefonico con me, le fanno le analisi e dicono che forse è solo un po’ di gastrite, chiedono l’autorizzazione ad una ecografia e naturalmente acconsento, dopo l’ecografia mi comunicano che nell’utero c’è una massa infetta e che è da operare con urgenza per asportare utero e ovaie prima che l’infezione si diffonda e la uccida, appena esco da lavoro nel pomeriggio mi reco alla clinica, Camilla è già irriconoscibile, flebo attaccata sulla zampina anteriore, sdraiata sul fianco immobile, neanche alza la testa quando mi vede. Mi ribadiscono quanto detto telefonicamente, che è da operare d’urgenza appena riescono a stabilizzarla, e mi comunicano il preventivo, decisamente alto (praticamente lo stipendio di un mese), chiedo più volte se la salute e l’età le consentiranno di superare un’operazione e vengo rassicurata sul fatto che il cuore è forte, chiedo anche quanti giorni di degenza saranno necessari visto che Camilla non è abituata a stare senza di me, mi dicono che normalmente uno/due giorni dopo l’operazione;
- venerdì 20 luglio Camilla viene operata in serata, mi chiamano alle 19.30 e mi dicono che sta entrando in sala operatoria e che tempo 30/45 minuti mi avrebbero richiamato per dirmi come è andato il risveglio dall’anestesia, alle 21.15 non avendo ancora ricevuto la telefonata chiamo io, mi dicono che sono appena usciti dalla sala operatoria perché hanno dato anche una pulizia ai denti visto che c’erano, l’operazione è andata bene e non hanno trovato pus, di richiamare dopo le 22.00 per sapere come sta andando il risveglio, chiamo alle 23.00 e mi dicono che con calma si sta svegliando;
- sabato 21 luglio vado a trovarla, è nell’incubatrice sempre con la flebo attaccata, chiedo quando posso portarla a casa, sono vaghi e mi dicono che saranno più precisi dopo le 24 ore dall’intervento anche perché non ha ancora mangiato
- domenica 22 luglio vado di nuovo a trovarla, è sempre nell’incubatrice con la flebo nella zampina e mi dicono che non ha piacere ad essere toccata e si gira, mi stupisco perché non ha mai dato problemi di questo genere, acconsentono a farla uscire dall’incubatrice per provare a farla camminare un po’ e vedere se mangia, di mangiare non se ne parla, le metto il pollo bollito sotto il naso e si volta dall’altra parte, zoppica visibilmente e non appoggia la zampina con la flebo, se le si tocca la spalla della zampina piange, lo faccio notare e finalmente si decidono a controllare l’ago della flebo, tolgono la fasciatura e l’ago era uscito dalla vena e aveva formato un liquido verdastro, tolgono tutto e non riuscendo ad inserirlo nell’altra zampina (dopo molti tentativi e torture, solo per toglierle il pelo le fanno uscire sangue) decidono di metterlo direttamente nella giugolare, inseriscono la cannula fissandola con due punti sulla pelle per lato e fasciando tutto con garza e nastro adesivo stile collare per la cervicale.
Ogni giorno qualcuno della famiglia va a trovarla, continuano a riferire che l’operazione è andata bene, che il problema è che non mangia, mercoledì 25 luglio telefonicamente mi viene comunicato che in flebo ormai non ha più medicinali ma solo glucosio per tenerla su visto che mangia raramente e pochissimo.
- sabato 28 luglio riesco finalmente a parlare telefonicamente con il dottore che ha effettuato l’operazione, gli chiedo se posso portare a casa Camilla che forse non mangia perché si trova li, in un ambiente estraneo, magari si sente abbandonata, mi dice che la paziente non può essere portata a casa perché è sotto una lunga e complicata terapia farmacologica, che l’operazione è andata a posto ma il cane non sta ancora bene, che sarebbe da stupidi portarla a casa finché c’è una cannula endovena funzionante da cui le si possono somministrare alimenti e farmaci, che quanto dico sembra frutto di mancanza di fiducia nei loro confronti, nel frattempo mio padre la va a trovare e mi riferisce che di nuovo non ha piacere ad essere toccata
- domenica 29 luglio vado a trovare il cane nel primo pomeriggio ed è senza flebo, mi viene comunicato che nella notte grattandosi si è tolta la cannula (quella fermata da due punti per parte e fasciata), provo a farla camminare, sbanda come se avesse la labirintite, non ne vuole sapere di mangiare ed è in una condizione pietosa, puzza ed è visibilmente sporca, dico che visto che non c’è più la cannula voglio portarla a casa per provare se mangia in ambiente familiare, mi fanno un sacco di storie, alla fine continuando ad insistere mi dicono di passare dopo le 21.00, vado e alle 22.30 finalmente esco con Camilla, ovviamente dopo aver pagato, appena arrivata a casa le faccio cuocere a vapore un po’ di carne trita e la mangia con appetito
Al lunedì chiamo subito un veterinario che mi hanno consigliato di Bordighera, è fuori studio lo rintraccio alla sera e mi da l’appuntamento per il martedì mattina, le fa un po’ di flebo, una puntura di vitamine e una di cortisone, le controlla la temperatura e si spaventa perché è molto bassa, mi fa tornare la sera, stessa terapia, così anche mercoledì e giovedì, venerdì e sabato solo al mattino, della lista di medicine date dalla clinica tiene per buono solo l’antibiotico, ma passiamo alla somministrazione sottocutanea in quanto dopo la pastiglia Camilla beve troppo, è lui a scoprire che Camilla ha dei punti di sutura in bocca, fatti dopo l’estrazione di alcuni denti, effettivamente ne aveva parecchi ballerini e in pessime condizioni di tartaro, ma funzionavano a dovere visto che mangiava tranquillamente i croccantini, si le puzzava un po’ l’alito ma non le davano fastidio.
Analizzando la documentazione, il dottore mi dice che prima dell’operazione le analisi erano buone, compatibili con un animale di 13 anni, dopo l’operazione non andava più bene nulla, c’era una forte infezione in corso e tanta anemia (dovuta anche a operazione e ripetuti prelievi), aggiunge inoltre che secondo lui non era assolutamente da operare, che con tutto quello che le hanno somministrato c’è il rischio che le abbiano infettato il sangue in modo irrimediabile
A questo punto scrivo a molte associazioni e giornali della zona, allegando tutta la documentazione, per cercare di far luce su quanto successo, purtroppo solo “Sanremo News”, testata on-line di zona, pubblica la mia mail, gli altri o non mi rispondono o trovano delle scuse, o confermano come giusto l'operato della clinica.
Dopo un periodo di ripresa, dove finalmente Camilla sembra tornare lentamente quella di prima mettendo su anche un po’ di ciccia e pelo (dove era stata maldestramente rasata), a fine settembre si presenta un nuovo problema, mi accorgo che in casa sbanda e picchia nei mobili, di nuovo corro dal dottor .... che mi diagnostica un glaucoma su entrambi gli occhi, uno è già irreversibilmente andato, l’altro si può tentare di salvare con delle gocce, ma ahimé la terapia non fa nessun effetto e la piccola rimane cieca. Comunque anche in questa nuova condizione non si rassegna, si abitua alla sua nuova condizione ed inizia di nuovo a girare per casa, anche se con una certa cautela.
Con il nuovo anno inizia un lento peggioramento, si alza sempre meno dalla cuccia (praticamente solo per mangiare perché l’appetito non le manca), diventa incontinente, il 14 marzo 2013 rientrando dal lavoro le do come al solito da mangiare ma non si alza neanche, le faccio un po’ di coccole ma non la sforzo, la mattina dopo ci riprovo, di nuovo non si alza, la prendo in braccio e mi accorgo che ha le zampe posteriori bloccate, le faccio un rapido controllo e anche la bocca è bloccata, anche tentando di sforzare non si riesce ad aprire, e lei mi guarda con degli occhioni che chiedono aiuto.
La porto subito dal dottor Franco Pinzan di  Sanremo, le fa una visita dettagliata e mi comunica che non c’è più niente da fare, il cuore è ancora forte e avrebbe potuto reggere per molti anni ancora, ma un’infezione è entrata in circolo nel sangue e lentamente le sta causando una paresi totale, non si può fare altro che sopprimerla.
Il 15 marzo 2013 intorno alle ore 12 Camilla muore, nonostante il suo cuore avesse ancora tanta voglia di vivere.

RingraziandoVi per l'attenzione, porgo distinti saluti.
Adriana Pozzo

Mitzi un' amara storia di malasanità animale



 Riceviamo e pubblichiamo con il consenso della signora Emma di Roma questa triste storia che ancora una volta testimonia la mattanza che ogni giorno si consuma ai danni dei nostri animali, senza alcuna legge che li tuteli negli ambulatori veterinari.


Mitzi era uno dei miei gatti. Un giorno è caduta dal tiragraffi ed ha cominciato a camminare male con le zampette posteriori. Fatta Risonanza diagnosi "ernia del disco", molto rara nel gatto anche difficile da operare. Il consiglio del neurologo fu di non operare ma di aspettare evolversi della situazione. Passati 4 mesi tra alti e bassi cortisone e non, Mitzi è peggiorata proprio due giorni prima che io partissi per Milano per una cura oncologica
Era sotto Pasqua, il mio veterinario curante era in partenza così il neurologo che aveva fatto la prima diagnosi. La gattina aveva molto dolore, per telefono il mio curante mi consiglia una clinica dove c'è una dottoressa neurologo che viene molto pubblicizzata pet la sua preparazione. Senza esitare vado, d'altronde non potevo partire lascialdo il mio amore a casa così dolorante. Arrivata in clinica le fanno la prima sedazione per visitarla, la sera la seconda per risonanza. Mi chiamano  e mi consigliano per l'indomani intervento dato il riacutizzarsi dell'ernia. Io accetto, sabato 12 aprile mi reco con mio marito in quella clinica maledetta,  pur di non vederla soffrire, firmo i consensi e il preventivo di euro 2.100,00. Purtroppo dopo un paio di ore mi vengono a dire che la mia gattina non si svegliava "arresto cardiocircolatorio" . Scappo disperata senza pensieri per agire. Il giorno dopo parto per Milano e piango lacrime amare per 5 giorni in ospedale.  Torno a casa sto peggio. Non mi chiamano e dopo un mese mio marito si reca sul luogo del delitto per sapere notizie. Il corpicino era congelato aspettavano noi e confermano l'arresto cardiocircolatorio. Il rischio anestesiologico era stato valutato basso, ma la possibilità comunque c'era. Faccio cremare il corpicino; anche perché dallo zoo profilattico mi dicono che in autopsia a livello tossicologico non avremmo trovato niente dopo 40 giorni. Abbiamo chiesto cartella clinica per fare chiarezza,  ma ci hanno risposto che possono darmi solo relazione tecnica del direttore sanitario dietro saldo prestazioni.  Sinceramente non mi va di pagare il boia della mia gattina anche perché penso che la colpa c'è stata e mi sono rivolta ad un avvocato.  Spero di vendicare la mia gattina e tanti altri angioletti pelosi, ma la vedo dura dato che questi che si fanno chiamare medici dimenticano che vanno a che fare con essere viventi indifesi.
Buona fortuna a me e a chi come me non ci vede chiaro.
Emma
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sconto rifiuti e cani a Grottammare


 


Siamo indignati dalla decisione del comune di Grottammare  riguardo lo sconto sulla tassa dei rifiuti offerto ai contribuenti in cambio dell’adozione di un cane del canile: http://www.viveresanbenedetto.it/index.php?page=articolo&articolo_id=474249

I cani non sono mezzi da contrabbandare in cambio di  uno sconto ed è vergognoso che i cani siano tirati in ballo quando si parla di rifiuti: sconto sui rifiuti per chi adotta un cane rifiutato? 

Le adozioni consapevoli non devono essere motivate da fini utilitaristici e prevedono affidi seri che assicurino al cane condizioni di vita ottimali con controlli pre e post affido. Non è come comprare un fustino di detersivo, prendi due paghi uno. Si tratta quindi  un pessimo esempio che il comune di Grottammare sta dando a livello educativo alla popolazione. Quanti cittadini adotteranno un cane solo per avere uno sconto sulla tassa dei rifiuti ? In tal modo l’amministrazione conferma ancora una volta di non essere capace di recepire il concetto di animale come essere vivente, d’altra parte è stato approvato solo da poco un regolamento comunale per il benessere degli animali, (dopo anni di battaglie animaliste) che tuttavia non recepisce in pieno le richieste delle associazioni animaliste e dei cittadini ( vedere il mancato divieto di svolgere mercati di animali) 

Nei paesi del Nord Europa lo sconto sui rifiuti si fa a chi attua con diligenza la raccolta differenziata, non a chi adotta un cane.

Gli animali ancora una volta sono considerati merce di baratto, e non esseri viventi.


Associazione “Arca 2000” onlus diritti dell’animale malato




lunedì 26 maggio 2014

negano il pane ad un povero cane e non si vergognano


 di Daniela Ballestra

Il giorno 26 maggio vedo un povero cane sdraiato sul marciapiede antistante un bar- pasticceria di Marina di Altidona (Fm) in stato di abbandono e prostrazione, chiaramente l’animale non sembra in attesa di un compagno umano, momentaneamente entrato nel locale, ed ha tutta l’aria di essere un cane abbandonato o comunque senza un proprietario.

Chiedo ad alcune commesse della pasticceria di chi fosse quel cane ed una  di loro, molto freddamente, mi risponde che l’animale gira da qualche giorno in quella zona ma non ne sa molto di più; chiedo, allora, se avessero qualche avanzo della tavola da dare al cane ( visto che in quel locale si consumano anche pranzi veloci), ma mi sento  rispondere  che non c’è nulla. Peccato che proprio al mio fianco vedo un tavolo dove un avventore, appena alzatosi, ha lasciato degli avanzi di pane; chiedo allora ad una cameriera se posso prendere quelli,  ma mi sento rispondere: “ guardi io la penso come lei …ma cerchi di non farsi vedere da nessuno…..”

“Ma , nessuno chi? E poi perché non bisogna farsi vedere da nessuno racimolare degli avanzi di pane?”  Non sarebbe meglio in un paese civile e normale che le stesse commesse si attivassero per sfamare il cane interessandosi al suo stato?

Rispondo alla cameriera che quel pane andrebbe buttato e che è un atto di civiltà sfamare un cane abbandonato, e non c’è nulla di cui vergognarsi.  Ma tanto è,  dietro di me sento sorrisini di scherno da parte di una cliente che sta pagando alla cassa. Insomma, quel cane potrebbe anche morire, ma a nessuno importa niente , e  qualcuno che si preoccupa è solo un fastidio. A quel cane viene negato perfino un avanzo della tavola del bar- pasticceria.

Alla fine, esco dalla pasticceria e vedo con sollievo che il cane, nel frattempo, si è messo a seguire  un altro cane, condotto al  guinzaglio da un ragazzo.
Nel caso sopra descritto, le commesse della pasticceria non si sono preoccupate minimamente di capire perché quel cane vagabondo stesse per giorni fermo lì,  sdraiato come morto, nemmeno per curiosità, eppure sarebbe dovere di ogni cittadino civile attivarsi per soccorre un cane senza dimora o abbandonato, chiamando il servizio veterinario o i vigili urbani che per legge devono identificare e mettere in sicurezza qualsiasi cane vagante, sia per un atto di civiltà, sancito da più leggi sia per tutela della incolumità pubblica, visto che un cane vagante rappresenta un pericolo anche per la circolazione stradale.
Si parla tanto di rispetto e amore per gli animali, sempre più leggi sanciscono tutela per gli animali , ma poi nella pratica, permane un’arretratezza culturale inaccettabile ai giorni nostri. Le commesse di quella pasticceria dovrebbero vergognarsi di tanta indifferenza e freddezza. Comunque hanno perso anche una cliente e insieme  a me, tanti altri che s'indignano di fronte a tanto cinismo, dimostrazione del fallimento di un intero sistema educativo in una società sempre più materialista e antropocentrica. A dirla tutta in questa Italia ipocrita, tutti sono pronti a fare i perbenisti poi non si è capaci di guardare oltre il palmo del proprio naso, chiusi in un antropocentrismo dalla doppia morale.

  "Dar da mangiare agli affamati, soccorrere i bisognosi, sì, ma mica solo a due zampe!"