domenica 8 maggio 2016

STORIA DI LOLA






La malasanità non ha limiti; medici pronti ad approfittare delle ansie altrui ci sono sia nel campo umano che veterinario.
Lola, un golden retriever di 13 anni è sempre stato una componente della nostra famiglia. Sotto al tavolo quando mangiavamo (anche in pizzeria), ai piedi del letto quando dormivamo e vicino al divano quando guardavamo la TV.
Durante una delle solite visite di controllo, normalmente una all'anno, vengono riscontrati dei valori alterati.
Il centro veterinario che le ha eseguite ci dice che la situazione è abbastanza grave per i reni e suggerisce un trattamento continuativo in flebo.Non convinti della diagnosi chiamiamo il nostro veterinario, un luminare con 40 anni esperienza, che dopo averla visitata ci dice che Lola è clinicamente sana e prescrive un integratore per reni e fegato.
Passano circa due mesi e, dopo un apparente miglioramento, il malanno di Lola ritorna evidente, difficoltà nella camminata e necessità del nostro aiuto per scendere e salire le scale.
Chiamiamo nuovamente il nostro veterinario per una vista urgente, una assistente risponde che il dottore sta riposando e non può essere disturbato (sono circa le 9,30 del mattino). Aspettiamo una sua chiamata che non arriverà. Non risponderà neanche alle nostre chiamate successive.
Iniziano le peripezie correndo da un veterinario all'altro, le risposte che otteniamo sono più o meno tutte negative, poche speranze.Finalmente ci rechiamo in un’altra clinica romana; il medico di turno conferma la gravità della situazione ma dice che non tutto è perduto e ci sono delle possibilità di salvare la vita a Lola. Dobbiamo buttare tutte le analisi fatte (qualche giorno prima) e ripeterle cominciando da una trasfusione immediata ed un ricovero di qualche giorno per controllare il decorso. Naturalmente il costo è alto (circa 1000 euro) e possiamo procedere solo se possiamo pagare. Accettiamo, anche se a malincuore perché non ci siamo mai separati da Lola e non è mai stata ricoverata.
Dopo 3 giorni di terapie, analisi ed ospedalizzazione riceviamo una telefonata dalla clinica e ci viene detto che purtroppo non c'è niente da fare, ci consigliano di portare Lola a casa.
Decidiamo di accompagnare la nostra Lola nei suoi ultimi giorni stando tutti insieme a casa.
Ad una mia richiesta alla clinica veterinaria della cartella clinica di Lola mi viene risposto "che non sono tenuti a consegnarla e che comunque si tratta di documenti interni non accessibili" tale affermazione contrasta con l'art. 36 del codice deontologico veterinario che ribadisce l'obbligo (per ora solo deontologico) del veterinario di rilasciare tutti i documenti diagnostici,prescrizioni e copia della relazione clinica al cliente che ne faccia richiesta.
Questo per evidenziare che ci sono persone che pur dall'alto della loro fama non sanno, o non vogliono, gestire situazioni antipatiche come parlare con i proprietari e prepararli al peggio.
Poi ci sono altri che colgono al volo situazioni che possono portare guadagni consistenti in tempi brevi, approfittando dello stato di ansia dei proprietari.Certo è che se il veterinario che ha seguito Lola per 10 anni ci avesse parlato in maniera aperta, e professionale, non avremmo conosciuto l'altra faccia della meschinità umana, pur rimanendo nel nostro dolore. 
Non so cosa sia peggio, ma finché continueremo a considerare gli animali solo oggetti, che si prendono o si cambiamo all'occorrenza, non possiamo considerarci esseri superiori; 
Come disse Dostoevskij in un suo famoso scritto:
                                        "Uomo, non ti esaltare al di sopra degli animali, essi sono senza peccato, mentre tu, con tutta la tua grandezza, contamini la terra."
               
                                               Ed immeritatamente potremmo aggiungere:

"Noi che ci consideriamo esseri superiori siamo molto fragili, troviamo un equilibrio interiore solo grazie a chi ci sta vicino, una persona cara o un animale caro con il quale condividere i momenti della nostra vita"

Ferdinando- Roma 

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